Il caso legato al mancato tesseramento di Giovanni Malagò al momento della candidatura alla presidenza della FIGC continua a tenere banco e potrebbe avere conseguenze sulla governance del calcio italiano. La questione nasce dall’interpretazione dell’articolo 29 dello Statuto federale, che prevede per i candidati la necessità di essere “in regola con il tesseramento”. La FIGC ha sostenuto che la norma non imponesse necessariamente di essere già tesserati al momento della candidatura, mentre la Procura generale dello Sport ha sostenuto un’interpretazione differente.
Caso Malagò, cosa può succedere alla FIGC e a Mancini
Il procedimento disciplinare personale nei confronti di Malagò è stato archiviato. Il tema che resta sul tavolo riguarda invece la regolarità della procedura e l’eventuale gravità della violazione da parte degli organi federali.
Sarà il CONI a valutare la situazione attraverso i propri organi: la Giunta può proporre il commissariamento, mentre la decisione spetta al Consiglio Nazionale.Un eventuale commissariamento, però, non sarebbe automatico in caso di decadenza del presidente.
Lo Statuto FIGC prevede che, con la decadenza del presidente federale, decada anche l’intero Consiglio federale, che rimarrebbe comunque in prorogatio per l’ordinaria amministrazione fino alla ricostituzione della governance. Il commissariamento rappresenterebbe invece una misura straordinaria adottata dal CONI in presenza dei presupposti previsti dall’ordinamento sportivo.

E Roberto Mancini? Il suo incarico di commissario tecnico non decadrebbe automaticamente insieme al presidente della FIGC. La nomina del ct e la sua eventuale sostituzione seguono infatti un percorso distinto rispetto alla governance federale. Un eventuale commissario dotato dei poteri presidenziali potrebbe intervenire anche sull’incarico, ma non avrebbe l’obbligo di farlo.
Il precedente del 2018 è significativo: durante il commissariamento della FIGC guidato da Roberto Fabbricini, la gestione straordinaria dispose proprio la nomina di Mancini alla guida della Nazionale. Oggi, invece, il suo futuro dipenderebbe dalle eventuali decisioni della nuova governance e dai poteri attribuiti a un eventuale commissario.
Sul tavolo c’è anche la questione di Euro 2032. Un eventuale commissariamento non comporterebbe automaticamente la perdita del torneo, ma l’autonomia dell’ordinamento sportivo e i rapporti con UEFA e CIO rappresentano elementi delicati.
Aleksander Ceferin ha già richiamato l’attenzione sul rischio che eventuali ingerenze politiche possano compromettere la fiducia degli organismi internazionali.
Il caso, dunque, resta aperto. La prossima fase dipenderà dalle valutazioni degli organi del CONI e dall’interpretazione definitiva delle norme: da quelle decisioni potrebbe dipendere il futuro della governance della FIGC e, indirettamente, anche quello della Nazionale di Mancini.

