Novak Djokovic è tornato a vincere una partita dopo 85 giorni. L’ultimo successo risaliva al 7 luglio, quando a Wimbledon aveva superato Felix Auger-Aliassime, prima di arrendersi in semifinale a Jannik Sinner. Poi erano arrivate le sconfitte americane contro Roberto Carballes Baena a Cincinnati e Mariano Navone agli US Open, in un periodo complicato anche dal punto di vista fisico ed emotivo.
A Pechino, però, Djokovic ha ritrovato il successo. Il serbo ha superato in due set il portoghese Nuno Borges, dieci anni più giovane, al termine di una partita nella quale ha dovuto fare i conti ancora una volta con alcuni problemi fisici.
Il corpo ha mandato segnali poco rassicuranti. Djokovic ha accusato dolore alla schiena e problemi allo stomaco, ha chiamato il fisioterapista, si è piegato più volte sulle ginocchia e ha respirato spesso a bocca aperta. Anche il servizio è diventato un momento nel quale cercare di recuperare energie e prendere fiato.
Eppure Nole è rimasto in partita. Ha resistito, ha continuato a lottare e si è trascinato fino al tie-break, dove ha trovato le energie per chiudere il match. Un successo arrivato più con la determinazione che con la brillantezza atletica che per anni ha caratterizzato il suo tennis.
È proprio questo il volto di Djokovic che emerge oggi. Non più soltanto il campione capace di dominare gli avversari attraverso una combinazione quasi irripetibile di talento, resistenza e perfezione tecnica, ma un giocatore che deve fare i conti con un corpo diverso e con una fase nuova della propria carriera.
Il riferimento a Jorge Luis Borges diventa così inevitabile. Nella poesia “Elogio dell’ombra”, lo scrittore argentino racconta la vecchiaia come possibile tempo della felicità, quando rimangono l’uomo e la sua anima. Un’immagine che sembra adattarsi al Djokovic di oggi.
Il serbo non appare più ossessionato soltanto dai record, dal ranking o dalla necessità di dimostrare qualcosa. Il suo tennis è diventato anche resistenza, sofferenza e volontà. E forse è proprio questo a rendere ancora più significativo un successo come quello ottenuto a Pechino. Un tempo si celebrava l’animale vincente. Oggi emoziona l’uomo che continua a durare.

