“Posso già dirvi che al pronti-via della Champions in una delle due prime partite, Bruges-Aston Villa, l’arbitro non ha visto un fallo di mano di un giocatore inglese, è stato richiamato al VAR, ha capito di avere sbagliato, ha concesso il rigore al Bruges che lo ha realizzato con Tresoldi andando dall’1-3 al 2-3. Col regolamento del calcio, non con quello di Orsato. Che però a noi piace così tanto”
Con un nuovo post graffiante condiviso su X, Paolo Ziliani utilizza un episodio chiave di Champions League per evidenziare il netto contrasto tra la gestione arbitrale in Europa e quella del campionato italiano. Il ricorso alla tecnologia nella sfida europea diventa così l’occasione perfetta per attaccare nuovamente la linea conservatrice adottata dalla Serie A.
L’episodio del fallo di mano sanzionato dopo la on-field review rappresenta, secondo il giornalista, il perfetto funzionamento del protocollo originario del VAR. Una correzione tempestiva che ha ripristinato la giustizia sportiva sul campo, dimostrando l’efficacia dello strumento quando utilizzato senza timori o interpretazioni ostostruttive.
Il richiamo ironico all’ex arbitro Orsato e all’ostinazione italiana nel limitare l’uso della tecnologia sottolinea una spaccatura culturale profonda. Mentre le competizioni internazionali applicano la tecnologia per azzerare gli errori evidenti, il calcio nostrano sembra rivendicare una discrezionalità di campo che finisce solo per moltiplicare le polemiche.

