Il calcio sa essere cinico e al tempo stesso incredibilmente circolare. A soli tre mesi dal suo addio, Paolo Vanoli varca nuovamente i cancelli del Viola Park per riprendersi una panchina orfana della breve e tormentata gestione Grosso. Tuttavia, pensare che questo “Vanoli 2.0” sia una semplice continuazione del passato sarebbe un errore prospettico fondamentale: la Fiorentina che il tecnico lombardo eredita oggi è una creatura profondamente diversa da quella condotta in porto nella seconda parte dello scorso campionato.
Fiorentina, tutto di nuovo nella mano di Vanoli
Il primo nodo da sciogliere riguarda la struttura della rosa, assemblata durante un mercato estivo spinto su binari lontani dalle caratteristiche del gioco vanoliano. Se nella passata stagione l’allenatore aveva trovato certezza nei suoi fedelissimi e in una colonna vertebrale solida — che vedeva in Moise Kean il terminale offensivo perfetto per attacchi verticali e strappi fisici —, oggi si ritrova a gestire un organico privo del suo bomber di riferimento. Kean è stato ceduto, e tra i rimpianti di Vanoli ci sarà senz’altro la mancata conferma di quegli elementi di sostanza che avevano garantito l’equilibrio tattico per la salvezza.
A sua disposizione resta un nucleo ridotto ai minimi termini — tra cui De Gea, Ranieri e soprattutto quel Dodo rimasto a Firenze proprio per ritrovare centralità —, affiancato però da una serie di scommesse e profili ricchi di palleggio ma tutti da decifrare dal punto di vista dell’impatto atletico. La sfida principale per Vanoli sarà convertire una rosa costruita “da Fantacalcio” in una macchina da guerra pragmatica. Atta e Oulai dovranno trovare rapidamente una dimensione definita, mentre sugli esterni occorrerà ripristinare le catene di spinta per servire al meglio le nuove bocche di fuoco.
Il tabellino di marcia: dove può arrivare questa Fiorentina?
Ripartire a corsa avviata dopo tre giornate e con un solo punto in classifica limita il margine d’errore, ma il calendario e il valore assoluto dell’organico permettono ancora di fissare obiettivi credibili.
Quota Salvezza e Confort (40-45 punti): L’obiettivo minimo inderogabile. Con la base di esperienza a disposizione, Vanoli ha le carte in regola per stabilizzare la squadra entro metà stagione e mettere al sicuro la categoria senza i patemi dell’anno prima.
Proiezione Metà Classifica (48-53 punti): Il target reale e raggiungibile se il tecnico riuscirà a registrare rapidamente la fase difensiva e a valorizzare le qualità individuali dei nuovi innesti.
Sogno Europa (55+ punti): Uno scenario che richiederebbe una media da alta classifica nelle restanti 35 giornate, un’impresa complessa che passerebbe inevitabilmente da un mercato di riparazione a gennaio molto mirato.
Il percorso è azzerato e il tempo delle scuse è già finito: la parola passa al campo, dove Paolo Vanoli dovrà dimostrare di saper plasmare un’idea di gioco vincente anche lontano dalle sue vecchie certezze.

