L’addio di Piero Ausilio all’Inter continua a far discutere. Dopo 28 anni in nerazzurro, il direttore sportivo si prepara a chiudere una lunga esperienza iniziata dal settore giovanile e culminata ai vertici della società. Un percorso sul quale Fabrizio Biasin ha voluto fare chiarezza, senza trasformare il saluto in una semplice celebrazione.
Il giornalista ha ricordato innanzitutto un particolare significativo: Ausilio non avrebbe voluto lasciare il lavoro a metà. Prima di compiere qualsiasi passo, avrebbe posto una condizione precisa: «Prima però devo portare a termine il mercato». La sessione estiva è stata completata, poi è arrivata la rottura.
Inter, senti Biasin
Biasin non nasconde gli errori commessi dal dirigente durante la sua lunga esperienza:
«Ha preso dei granchi e acchiappato succulenti parametri zero, è inciampato nei Kondogbia e ha brillato con i Calhanoglu e i Thuram».
Ma per giudicare davvero un direttore sportivo, secondo Biasin, non basta contare gli acquisti azzeccati e quelli sbagliati.
«Prendere giocatori e costruire squadre sono due cose molto molto molto diverse», sottolinea il giornalista. Il vero valore di un ds, infatti, emerge dalla capacità di gestire una rosa, mantenere gli equilibri, trattenere i giocatori importanti e costruire un gruppo competitivo.
Ed è proprio qui che Biasin attribuisce ad Ausilio un merito enorme. Negli ultimi anni, nonostante risorse economiche spesso limitate, l’Inter è stata indicata praticamente ogni stagione come una delle grandi favorite per lo Scudetto.
Non solo. Il club è riuscito contemporaneamente a migliorare la propria situazione economica.
Il giudizio finale, però, è soprattutto umano: «L’Inter dopo 28 anni perderà Piero Ausilio, un bravo dirigente».
E poi la frase destinata a far riflettere i tifosi: «L’Inter senza Piero Ausilio perde un grande interista».
Una definizione che assume ancora più peso ricordando le parole pronunciate dallo stesso Ausilio pochi mesi fa: «Io l’Inter ce l’ho dentro».

