Rocchi, confessione choc dopo l’inchiesta: “Mi hanno trasformato in un mezzo delinquente”

Sono stati mesi difficili, vissuti lontano dai riflettori e con il peso di un’indagine che ha improvvisamente sconvolto la sua vita. Dopo la chiusura dell’inchiesta e l’archiviazione, Gianluca Rocchi ha deciso di raccontare al Corriere dello Sport quello che ha provato dal momento in cui ha scoperto di essere indagato per concorso in frode sportiva.

L’ex designatore degli arbitri ha descritto quel 25 aprile come uno spartiacque. Una notizia arrivata all’improvviso e capace di mettere in discussione tutto quello che aveva costruito.

Rocchi: “Mi è esplosa una bomba nella vita”

“Mi è esplosa una bomba nella vita… perché?”, racconta Rocchi nell’intervista.

Una domanda che, come spiega, si sarebbe ripetuto decine di volte: “Me lo sarò ripetuto cinquanta volte. Perché a me?, cosa ho combinato?”.

Il dolore più grande, però, è stato quello di vedere la propria immagine completamente stravolta. “Ho letto e ascoltato di tutto. Ero il mostro. Ma mostro perché?”, racconta l’ex arbitro, spiegando di aver attraversato momenti nei quali ha cercato continuamente di capire chi potesse avercela con lui.

Rocchi parla anche dell’impatto che la vicenda ha avuto sulla sua famiglia. “Mi sono ritrovato con la vita stravolta, con spiegazioni da dare ai figli”, racconta, ricordando anche il sostegno ricevuto dai genitori.

Il passaggio più forte riguarda però la sensazione di aver perso improvvisamente il proprio punto di riferimento. Rocchi descrive la sua esperienza come “una bolla”, un incubo dal quale sperava di potersi svegliare.

Ho scelto una vita e un ruolo che sono basati su valori quali l’onestà, la rettitudine, all’improvviso mi hanno trasformato in un mezzo delinquente.”

Un’accusa, secondo il suo racconto, difficile da sostenere soprattutto per chi ha costruito la propria carriera proprio attorno all’idea del rispetto delle regole.

A pesare è stato anche il vuoto lasciato dal lavoro. Il designatore, spiega Rocchi, vive praticamente ogni giornata in funzione del ruolo. Passare dagli impegni “h24” al nulla è stato tutt’altro che liberatorio.

Quello che avevo rincorso per anni, un po’ di tempo libero per stare con i miei figli e occuparmi di me stesso, diventa improvvisamente un disagio, un inferno”.

Da qui anche la decisione di autosospendersi. Rocchi sostiene di non aver avuto alternative, soprattutto per tutelare gli arbitri: “Non avrei potuto fare diversamente, rispettando i miei princìpi.”

Una vicenda che, con l’archiviazione dell’inchiesta, si chiude sul piano giudiziario, ma che ha lasciato inevitabilmente il segno. Per Rocchi, più che una semplice parentesi professionale, sono stati mesi nei quali ha dovuto difendere la propria identità, il proprio lavoro e i valori sui quali aveva costruito una carriera intera.

Related articles

Commenti

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Condividi Articolo

spot_img

Ultimi Articoli