La Fiorentina ci ha creduto fino all’ultimo. Joshua Zirkzee era diventato il grande obiettivo del mercato viola, il nome individuato per raccogliere l’eredità di Moise Kean e dare a Fabio Grosso un attaccante dalle caratteristiche tecniche particolari. I contatti con il Manchester United e con l’entourage dell’olandese sono andati avanti per giorni, ma l’attesa per una risposta definitiva si è trasformata progressivamente in un problema.
La Fiorentina aveva insistito, cercando di capire margini e condizioni dell’operazione. Zirkzee, però, ha continuato a prendere tempo. Sullo sfondo è rimasta anche la Juventus, che nelle ultime ore è tornata concretamente sul giocatore. Secondo le ricostruzioni delle ultime ore, proprio l’incertezza dell’attaccante ha convinto la dirigenza viola a non aspettare oltre.
Zirkzee era il sogno, Beto la risposta della Fiorentina
Ed è qui che entra in scena Beto. Paratici aveva già individuato nell’attaccante portoghese dell’Everton una possibile alternativa. Quando la pista Zirkzee ha iniziato a complicarsi, la Fiorentina ha accelerato e ha chiuso l’operazione per 18 milioni di euro a titolo definitivo. Un investimento importante, ma anche una scelta precisa: evitare che il mercato offensivo restasse bloccato dall’attesa di un giocatore che non sembrava convinto di trasferirsi a Firenze. Il passaggio da Zirkzee a Beto racconta quindi due strategie completamente diverse. L’olandese avrebbe portato qualità tecnica, capacità di dialogare con i compagni e maggiore partecipazione alla manovra. Beto offre invece fisicità, profondità e una presenza più tradizionale nell’area di rigore.
La vera sfida, adesso, sarà capire se il portoghese riuscirà a non far rimpiangere il grande sogno estivo. Perché a Firenze Zirkzee era diventato l’attaccante ideale nell’immaginario dei tifosi. Beto arriva invece come una scelta nata dall’urgenza, ma con la possibilità di trasformarsi nella sorpresa del mercato.
Paratici, insomma, ha scelto di non aspettare più. E nel calciomercato, soprattutto nelle ultime ore, a volte è proprio questa la differenza tra perdere un’occasione e portare a casa un giocatore.

