Maldini, tutta la verità sulla Nazionale: “Non sono attaccato alla poltrona”. E svela cosa è successo con Malagò

Paolo Maldini rompe il silenzio e racconta la sua breve esperienza come direttore tecnico della Nazionale. Intervistato da Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera, l’ex capitano del Milan affronta senza filtri i motivi che lo hanno portato a lasciare l’incarico dopo appena pochi giorni, soffermandosi anche sulla scelta del commissario tecnico e sul caso Andrea Pirlo.

Maldini respinge innanzitutto l’accusa di essere una persona intransigente quando si tratta di difendere il proprio ruolo e le proprie responsabilità.

“Se un uomo che cerca di far valere il proprio ruolo e di difendere le proprie mansioni è intransigente, io sono intransigente. Se una persona che si prende le proprie responsabilità, che cerca di vincere e di accettare le sconfitte è intransigente, allora io sono intransigente.

“Non sono attaccato alla poltrona. Mi sento molto libero nelle mie scelte. Grazie a Dio non ho necessità economiche. Quello che mi porta ad accettare i ruoli è la possibilità di eseguirli, di dare il mio contributo. Mi dispiace che questa cosa sia vista come arroganza o intransigenza. Ma se vengo indicato come responsabile, mi sento in dovere di esserlo”.

Maldini e Malagò: “Questo era l’accordo”

Maldini racconta anche i primi contatti con Giovanni Malagò, spiegando come l’accordo iniziale prevedesse che la scelta del commissario tecnico spettasse alla struttura tecnica.

“Per prima cosa ho chiesto: il ct chi lo sceglie? Malagò mi ha risposto: l’allenatore lo decidete voi, e io lo avallo. Questo era l’accordo. Poi gli eventi hanno fatto sì che questa cosa cambiasse”.

Tra i nomi valutati c’erano Andrea Pirlo, Daniele De Rossi e Fabio Grosso, mentre sarebbe stato preso in considerazione anche Thiago Motta. Maldini racconta inoltre il contatto con Pep Guardiola, che rappresentava il profilo più prestigioso tra quelli valutati.

Maldini e Guardiola: “Era molto tentato”

“È l’allenatore che più incarna il gioco tecnico e offensivo. Attraverso qualche amico aveva manifestato l’idea di allenare una Nazionale. Siamo andati a trovarlo a Barcellona, abbiamo pranzato insieme, abbiamo parlato per un’intera giornata. Era molto tentato. È andato molto vicino ad accettare. Si era messo anche a scrivere formazioni sui fogli…”.

La scelta di Pirlo, invece, ha generato discussioni e polemiche. Alla domanda di Cazzullo sul fatto che l’ex centrocampista non fosse considerato un vincente, Maldini risponde così:

“Questa è una considerazione personale. Noi volevamo un allenatore giovane, che sposasse il progetto e avesse una carriera di alto livello. Tecnicamente quando parlo con Pirlo lo trovo preparatissimo. Accompagnato e sostenuto da un direttore tecnico e da un advisor, sarebbe stato l’allenatore ideale. Che curriculum avevano gli ultimi due allenatori che hanno vinto il Mondiale, Scaloni e de la Fuente? Se si vede tutto legato all’allenatore che sta in panchina, si guarda all’oggi, mai al domani. E noi veniamo da tre mancate qualificazioni”.

Il caso Pirlo e la società di scommesse russa

Maldini affronta anche la questione legata al contratto di Pirlo con una società di scommesse russa, elemento che avrebbe pesato nella discussione pubblica sulla sua candidatura.

“Questa cosa ha sicuramente contato. Noi non la sapevamo. L’opinione pubblica ha fatto il suo lavoro. Ma non c’era nulla sul piano giuridico che avrebbe potuto impedire ad Andrea di fare l’allenatore della Nazionale.

«È stato pretestuoso? Direi di sì. Di sicuro lo si è cavalcato in modo assolutamente esagerato. Pirlo era disposto a chiudere i rapporti con la Bet company russa. È una persona correttissima, non meritava questo clamore. Hanno tirato fuori il codice etico, il decreto dignità. Ma se ci fosse stata la reale volontà di farlo firmare come ct, non ci sarebbero stati ostacoli legali».

“Non c’erano più le condizioni”

Il passaggio decisivo arriva dopo la vicenda Pirlo. Maldini racconta di aver ricevuto una telefonata da Malagò insieme a Leonardo e spiega come, da quel momento, sarebbe cambiata la gestione della scelta del commissario tecnico.

“Ha telefonato a me e a Leonardo per dire: “Secondo me Pirlo non si può più prendere. Da oggi l’allenatore lo decido io. Da oggi cambiano le regole: io decido il ct e voi avallate”. Ma se ho una mansione, se ho una responsabilità, e intendo esercitarle, questo è un discorso inaccettabile. Ci siamo presi 24 ore e abbiamo presentato le nostre dimissioni, su un contratto che doveva ancora partire. Non so se questo è essere intransigente e presuntuoso. Io sono abituato in un’altra maniera. Non c’erano più le condizioni di fiducia per svolgere un lavoro che è enorme, ma allo stesso tempo esaltante”.

Il racconto di Maldini offre così la sua versione dei fatti sulla clamorosa rottura con la Nazionale, chiarendo che, secondo il suo punto di vista, il problema non fosse la scelta di un singolo allenatore, ma il venir meno delle condizioni necessarie per poter esercitare pienamente il ruolo affidatogli.

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