Processo Maradona, la guardia del corpo rompe il silenzio: “Diego era gonfio e non stava bene. Ecco cosa mi disse”

Nuovi dettagli emergono dal processo sulla morte di Diego Armando Maradona. Davanti al Tribunale di San Isidro ha testimoniato Aníbal Martín Domínguez, conosciuto come Chori, storico membro del servizio di sicurezza del Pibe de Oro, che ha ricostruito gli ultimi giorni vissuti dall’ex campione nella casa di Tigre dopo l’intervento per l’ematoma subdurale.

La sua deposizione aggiunge nuovi elementi al procedimento che vede imputato, tra gli altri, il neurochirurgo Leopoldo Luque.

Processo Maradona: le parole della guardia del corpo. “Diego era gonfio e non stava bene”

Durante l’udienza, Domínguez ha descritto le condizioni di salute di Maradona con parole molto forti.

“Le poche volte che lo vedevo era gonfio, come se avesse una forte ritenzione idrica”, ha dichiarato, spiegando di aver segnalato più volte la situazione proprio a Leopoldo Luque, che riteneva il principale responsabile delle cure dell’ex fuoriclasse argentino.

Secondo il testimone, le condizioni di Diego peggioravano giorno dopo giorno.

“Non stava bene, non era il Diego che conoscevo”, ha raccontato, ricordando come l’ex numero 10 trascorresse gran parte del tempo chiuso nella sua stanza, uscisse raramente e apparisse spesso irritabile.

Nel corso del processo sono state inoltre mostrate alcune conversazioni tra Domínguez e Luque, nelle quali la guardia del corpo informava il medico del gonfiore al volto e all’addome dell’ex campione. Secondo la testimonianza, il neurochirurgo avrebbe attribuito quei sintomi alle conseguenze dell’intervento chirurgico.

Un altro passaggio significativo riguarda un episodio avvenuto cinque giorni prima della morte di Maradona. Domínguez ha raccontato che il 20 novembre 2020 l’ex calciatore gli chiese improvvisamente di uscire.

“Mi disse: ‘Chori, andiamo’”, ha ricordato il testimone.

I due, insieme al nipote Jonathan Espósito, salirono su un furgone Hyundai H1 e fecero un breve giro di circa trenta minuti.

“Non avevamo una meta precisa. Diego voleva soltanto uscire di casa”, ha spiegato.

Alla domanda dei giudici su chi si sarebbe assunto la responsabilità nel caso fosse successo qualcosa durante quella passeggiata, Domínguez ha risposto:

“Nessuno diceva mai di no a Diego. Se non lo avessi accompagnato in macchina sarebbe uscito a piedi o avrebbe reagito con aggressività.”

Secondo quanto emerso in aula, quell’uscita non sarebbe stata annotata nei registri sanitari compilati dal personale infermieristico, un particolare che ha sollevato ulteriori interrogativi nel corso del dibattimento.

La deposizione della storica guardia del corpo si inserisce in un quadro accusatorio sempre più articolato. Nelle prossime settimane il Tribunale di San Isidro esaminerà le conclusioni della commissione medica incaricata di valutare il comportamento dei sette imputati, prima delle arringhe finali e della sentenza che potrebbe fare definitivamente luce sulle responsabilità nella morte di Diego Armando Maradona.

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