Caso Rocchi, il “codice segreto” in sala VAR: spunta il sistema “Gioca Jouer”

Emergono nuovi dettagli sull’inchiesta di Milano che coinvolge il sistema arbitrale italiano e, in particolare, Gianluca Rocchi. Al centro delle indagini ci sarebbe un presunto metodo di comunicazione irregolare utilizzato in sala VAR durante alcune partite di Serie A, definito da alcuni addetti ai lavori come “Gioca Jouer”, in riferimento al celebre tormentone di Claudio Cecchetto.

Caso Rocchi: segnali, gesti e comunicazioni non consentite

Secondo quanto riportato da fonti vicine all’indagine, non si tratterebbe solo di “bussate” o segnali sonori, ma di un vero e proprio codice fatto di gesti e movimenti, utilizzato per influenzare le decisioni dei VARisti. Un sistema informale e non consentito dal regolamento, che avrebbe permesso di suggerire comportamenti da adottare in situazioni di gioco controverse.

Nel dettaglio, una mano alzata sarebbe stata interpretata come un invito a non intervenire, mentre un pugno chiuso avrebbe indicato la necessità di intervenire, ad esempio richiamando l’arbitro all’on field review. Indicazioni che, se confermate, rappresenterebbero una grave violazione delle norme che regolano l’utilizzo del VAR e l’autonomia decisionale degli ufficiali di gara.

Questo presunto “linguaggio in codice” sarebbe stato utilizzato in diverse occasioni, contribuendo ad alimentare i sospetti degli inquirenti su un possibile sistema organizzato. L’obiettivo dell’indagine è capire se tali pratiche abbiano effettivamente inciso sull’esito delle partite e se vi sia stata una regia dietro queste modalità operative.

Il riferimento al “Gioca Jouer” rende ancora più emblematico il quadro emerso: una serie di gesti codificati, quasi coreografici, che però – secondo l’accusa – avrebbero avuto un impatto concreto sulle decisioni arbitrali. Un aspetto che, se accertato, aggraverebbe ulteriormente la posizione degli indagati.

Nel frattempo, cresce l’attesa per i prossimi sviluppi dell’inchiesta, con nuovi interrogatori e possibili ulteriori iscrizioni nel registro degli indagati. La vicenda continua a sollevare interrogativi sulla trasparenza e sull’affidabilità del sistema VAR nel calcio italiano.

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