Nazionale sottovaluta la Bosnia: ecco perché il calcio italiano è sprofondato nell’abisso

La Nazionale di Gennaro Gattuso è riuscita a portarsi a casa il primo round di questo play off valido per il pass ai Mondiali americani 2026. La modesta Irlanda del Nord – priva dei suoi pezzi da 90 – si è dimostrata un avversario valido solo in alcune uscite palla al piede in transizione, che hanno fatto sussultare l’Italia in alcuni momenti. Azioni vanificate dalla mancanza di qualità in fase di finalizzazione da parte degli avversari. Attimi che ci hanno ricordato l’ultima eliminazione patita 4 anni fa contro la Macedonia del Nord, avversario sovrapponibile agli irlandesi. Le due reti azzurre sono arrivate dopo un primo tempo allarmante e che ha dimostrato tutti i limiti del nostro calcio attuale.

Ciò che sta facendo molto discutere è il post gara del match, dove una volta portata a casa la vittoria, alcuni calciatori azzurri sono stati pizzicati dalle telecamere Rai mentre osservavano i calci di rigore tra Galles e Bosnia Erzegovina. Match che avrebbe rivelato il nostro prossimo avversario in finale play off. I bosniaci hanno superato i gallesi vincendo ai penalty. Gli azzurri presenti nel video cosa hanno fatto? Hanno esultato. Il messaggio è chiaro: la Bosnia è avversario gradito in casa Italia e ciò testimonia il fatto che nonostante il nostro calcio sia in decadenza da oramai 20 anni, ci consideriamo ancora superiori a qualsiasi avversario. La lezione non è stata imparata. Ma perché siamo ancora così sicuri di noi stessi tanto da poter snobbare un avversario anziché un altro, nonostante gli ultimi fallimenti clamorosi della nostra Nazionale? Scopriamolo insieme.

L'allenatore Gennaro Gattuso
Italy against Israel during the European Qualifiers 2025 match at Friuli Stadium in Udine, Italy, on 14 October 2025; in the photo: Gennaro Gattuso (Italy head coach)

Nazionale “lieta” di affrontare la Bosnia Erzegovina: come non imparare nulla dai fallimenti

Partiamo da una premessa: la Bosnia Erzegovina (così come il Galles) è un avversario sulla carta abbordabile e alla portata dell’Italia e su questo non ci piove. Le qualità tecniche degli azzurri sono superiori ma il problema di fondo non è questo, ma è la nostra mentalità calcistica che è ancora rimasta a 20 anni fa. Pensiamo ancora di essere i migliori, quando non è così e lo sfogo di Alessandro Del Piero a Sky Sport subito dopo le 10 reti subite dall’Atalanta tra andata e ritorno nell’ottavo di finale di Champions contro il Bayern Monaco, è comprensibile e lodevole. Quando perdiamo c’è sempre una scusa e la più quotata è la “stanchezza”. Dicemmo così pure quando perdemmo in finale per 4-0 contro la Spagna a Euro 2012, anche se gli spagnoli avevano disputato 30 minuti in più nelle semifinali contro il Portogallo avendo disputato i tempi supplementari. 

Tra allenatori, calciatori e giornalisti pensiamo ancora di essere all’avanguardia, ma la realtà purtroppo è un’altra. Dopo il 2006 – anno del trionfo Mondiale da parte della Nazionale targata Lippi – il nostro calcio si è come “agiato” senza progredire ed evolversi. Quando altri movimenti calcistici progredivano a livello tecnico-tattico (vedi Spagna, Germania, Francia, Inghilterra, Norvegia ecc), noi siamo rimasti immobili. A livello di club sono arrivati dei successi dopo la vittoria di Berlino dato che ancora avevamo attiva la nostra generazione di fenomeni e tecnici eccellenti (alcuni ancora in attività come Carlo Ancelotti), ma all’interno di molte società è subentrata una mentalità deleteria per quanto riguarda la crescita dei ragazzi nei settori giovanili. In molti si domandano il perché una volta sfornavamo talenti come Del Piero, Totti, Baggio ecc. e come adesso non sia più possibile. La risposta è una sola: le società italiane (sia dilettantistiche e molte a livello professionisti) spesso danno in mano il futuro dei nostri giovani a dirigenti impreparati e che selezionano male il personale, addetto alla crescita dei nostri futuri campioni.

In FIGC ai corsi UEFA, per quanto concerne la formazione dei giovani calciatori si consiglia di puntare di più allo sviluppo tecnico, alla cura della tecnica individuale e collettiva che al lato tattico/risultato. La Federazione lo dice, ma poi ciò non viene messo in pratica da troppi allenatori in Italia. Nel nostro paese può capitare – per fortuna – che in alcune società ci siano delle persone – sia a livello dirigenziale e conseguentemente tecnico – assolutamente competenti e dotate, ma ciò però dura solamente per qualche anno. Nel nostro territorio abbiamo personale qualificato a livello dirigenziale e tecnico ma a tali personalità non viene dato il tempo di portare avanti un progetto a lungo termine, finendo per essere scaricati e sostituiti magari da qualcuno poco competente (pure nel giro di poco). Tutto questo si traduce in mancanza di continuità. Purtroppo questa mentalità si espande sempre di più in tutti i settori calcistici. Oramai ci si accontenta e non si progredisce, ma nonostante tutto ci sentiamo sempre superiori.

Purtroppo nei settori giovanili non c’è l’ossessione per la crescita dei giovani calciatori, ma c’è l’ossessione per il risultato. Gioca chi ha più “fisico” e meno tecnica. Coloro che sono dotati maggiormente tecnicamente ma meno fisicamente, finiscono per essere bocciati e nel peggiore dei casi, si disinteressano al calcio finendo per cessare l’attività. Una volta non era così e le 900 pagine che Roberto Baggio aveva realizzato – poi clamorosamente cestinate – erano la soluzione definitiva a questo problema gravissimo del nostro calcio.

Non vinciamo una Champions League da 16 anni, non vediamo un ottavo di finale Mondiale da 20 anni. Siamo soddisfatti se arriviamo in finale delle competizioni che contano, anche se prendiamo sonore batoste dagli spagnoli come il 4-0 in finale a Euro 2012 (una vera e propria lezione di calcio, oramai censurata dai media nostrani), oppure il 3-1 e il 4-1 subito dalla Juventus in finale di Champions contro il Barcellona nel 2015 e contro il Real Madrid nel 2017. Per non parlare dell’ultima batosta patita dall’Inter per mano del PSG, nella finale di Champions dello scorso anno. In passato non ci accontentavamo di arrivare in finale ogni tanto, e quando ci approdavamo, vincevamo e dominavamo. La vittoria a Euro 2021 ha dimostrato che nonostante il clamoroso declino del nostro calcio, qualche ottimo calciatore riusciamo comunque a tirarlo fuori perché magari qualcuno ha lavorato come si deve, ma è troppo poco. Non c’è continuità di crescita e conseguentemente di rendimento. Le due mancate qualificazioni ai Mondiali 2018 e 2022, in altri paesi sarebbero bastate ad avviare una rivoluzione profonda all’interno delle società e non solo. Ma in Italia no, questo non succede. Va bene così, siamo sempre i migliori ed esultiamo se il nostro prossimo avversario è la Bosnia Erzegovina.

Tutto questo perché? Perché nella mente di noi italiani purtroppo c’è sempre questo spirito di superiorità per via dei 4 Mondiali conquistati e per il nostro glorioso passato, ma se vogliamo tornare grandi dobbiamo guardare al non incoraggiante presente, che rimarrà tale indipendentemente dalla qualificazione ai Mondiali.

A parte tutto, forza Italia.

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