La geopolitica torna a fare capolino nel calcio mondiale, con il conflitto in corso tra Iran, Stati Uniti e Israele che sta influenzando le dinamiche della prossima Coppa del Mondo 2026. Il torneo, co-organizzato proprio dagli Stati Uniti insieme a Canada e Messico, potrebbe vedere l’esclusione della nazionale iraniana a causa della crisi internazionale che coinvolge direttamente uno dei Paesi ospitanti.
Conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele: la qualificazione dell’Iran alla Coppa del Mondo a rischio
Nel 2022, la Fifa aveva già preso in considerazione l’idea di escludere l’Iran dal torneo in Qatar, a causa delle violazioni dei diritti umani, tra cui le violenze contro le donne, e le forniture militari alla Russia. Nonostante le pressioni, la decisione non fu presa, ma con l’escalation del conflitto, la situazione è cambiata drasticamente.
Il presidente della Federazione iraniana, Mehdi Taj, ha recentemente dichiarato in televisione che è “improbabile” che l’Iran possa pianificare serenamente il torneo, a causa degli attacchi statunitensi. Ha anche annunciato la sospensione del campionato nazionale fino a nuovo avviso, un segnale evidente di uno stato di emergenza che rende impossibile separare il calcio dalla politica.
L’Iran si era qualificato per la quarta volta consecutiva alla Coppa del Mondo, un traguardo sportivo che ora rischia di essere oscurato dalla crisi internazionale. Il segretario generale della Fifa, Mattias Grafstrom, ha mantenuto una posizione prudente, definendo “prematuro” un commento dettagliato sulla situazione. Ha affermato che l’organizzazione monitorerà gli sviluppi, con l’obiettivo di garantire una Coppa del Mondo sicura per tutte le squadre qualificate.

Il dilemma principale rimane: può una nazionale di un Paese in guerra disputare le proprie partite sul territorio di uno Stato coinvolto nel conflitto? La risposta non è semplice. L’Iran, se parteciperà, dovrebbe giocare tutte le partite del Gruppo G negli Stati Uniti: contro Belgio e Nuova Zelanda a Los Angeles il 15 e 21 giugno, e contro l’Egitto a Seattle il 26 giugno. Entrambe le città sono altamente sensibili dal punto di vista della sicurezza, e il conflitto tra Stati Uniti, Iran e Israele solleva interrogativi su eventuali restrizioni di ingresso, boicottaggi o tensioni durante le partite.
Se l’Iran dovesse essere escluso, l’ipotesi di una sostituzione è già sul tavolo. Secondo gli scenari più probabili, l’Iraq, che affronterà uno spareggio intercontinentale contro Bolivia o Suriname, potrebbe essere promosso direttamente alla fase finale. In questo caso, gli Emirati Arabi Uniti subentrerebbero nel percorso di playoff. Tuttavia, l’idea di un ripescaggio basato sul ranking Fifa appare, al momento, poco realistica.
La geopolitica, quindi, continua a intaccare il mondo del calcio, mettendo in discussione la partecipazione dell’Iran a una competizione che avrebbe dovuto essere solo sportiva.

