«La libertà di espressione non è, e non sarà mai, libertà di diffamazione, di gogna mediatica o di sistematica distruzione delle persone», scrive Mediaset, sottolineando come i contenuti circolati non abbiano alcun legame con l’informazione. «Quanto diffuso nelle ultime ore sul web e sulle piattaforme social non solo non ha nulla a che vedere con la verità ma nemmeno con il giornalismo, con il diritto di cronaca o con la libera manifestazione del pensiero».
Nel comunicato l’azienda parla di «reiterazione di falsità gravissime, insinuazioni e accuse prive di qualunque fondamento», evidenziando la gravità del danno arrecato non solo a una società quotata in Borsa, ma anche alle persone coinvolte: «Menzogne che ledono la reputazione di una società e, ancora peggio, di tante persone, coinvolgendo in modo vergognoso anche le loro famiglie».
Secondo Mediaset, il metodo utilizzato contribuisce a creare un clima tossico: «Siamo di fronte a un metodo che normalizza l’odio e la violenza verbale, alimentando un clima di disprezzo non solo per la verità, ma anche per la dignità umana». E la conclusione è netta: «Questo non è informare. Questo non è denunciare. Questo è monetizzare e lucrare attraverso l’insulto».
Mediaset ribadisce infine il proprio impegno a tutelare l’azienda e tutte le persone coinvolte «in ogni sede competente», contrastando «ogni abuso dei mezzi di comunicazione e ogni forma di campagna d’odio mascherata da libertà di parola».