Alla vigilia di Natale, il presidente della SSC Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha rilasciato una lunga e intensa intervista ai microfoni di Radio CRC, tracciando un bilancio del 2025 azzurro e lanciando un duro affondo contro chi governa il calcio a livello nazionale e internazionale. Il patron azzurro ha parlato del rapporto che ha avuto con Maradona.
Tra successi sportivi, ricordi personali e critiche al sistema, il numero uno dei campioni d’Italia ha toccato temi centrali come il valore dello scudetto, il sovraccarico di partite e la tutela dei club.
De Laurentiis ha rivendicato con orgoglio i traguardi raggiunti dal Napoli nell’ultimo anno:
“Avevamo vinto due trofei all’epoca di Benitez nello stesso anno, però erano diversi. Questa volta scudetto e Supercoppa: non è mica poco.”
Un successo storico che rafforza il percorso di crescita del club e lo colloca stabilmente tra le grandi del calcio italiano ed europeo.
Napoli, il ricordo di De Laurentiis su Maradona: “Non si può eguagliare”
Impossibile, per il presidente azzurro, non citare Diego Armando Maradona, figura eterna nella storia del Napoli:
“Eguagliare Maradona? Non si può eguagliare, non si è mai grandi quanto lui. Lui aveva questo spirito da scugnizzo partenopeo, da ragazzo di squadra.”
“Ha lavorato con me, abbiamo passato una nottata insieme molto divertente con lui e Claudia, la moglie, dove mi raccontavano cose straordinarie in un momento in cui io ero ancora a digiuno di calcio”.

Dalla Serie B allo scudetto: la rinascita del Napoli
Il presidente ha ripercorso anche i momenti più difficili della sua avventura alla guida del club:
“Il passaggio dalla Serie B alla Serie A per me è stato un momento indimenticabile.”
E ha sottolineato il legame tra il calcio e la sua carriera da produttore cinematografico:
“Io per tutta la mia vita ho cercato di far divertire le persone come il cinema e credo che ci siano pochi produttori al mondo che hanno avuto così tanti successi ogni anno come li ho avuti io”.
Il valore dei tifosi e della festa scudetto
Grande spazio anche al ruolo del popolo napoletano, protagonista delle celebrazioni:
“Quando io vedo che i tifosi trasmettono a un’intera nazione questo senso di rivincita e questa soddisfazione, quello è un sentimento ed un godimento che non ti può dare nessun’altra situazione”.
De Laurentiis ha ricordato in particolare l’impatto mediatico della festa:
“Penso al bus scoperto e ai numeri che ha fatto la trasmissione in diretta su Rai Italia. Queste sono cose che segnano e ti danno una dimensione dell’importanza del calcio”.
Il duro attacco ai vertici del calcio mondiale
Il passaggio più forte dell’intervista riguarda però la gestione del sistema calcio:
“Chi gestisce da un punto di vista istituzionale il calcio non ha ancora capito: è troppo legato alla propria poltrona e a pensare come essere rieletto e a non considerare l’importanza del fatto che non si deve distruggere un gioco giocando troppo”.
Il presidente del Napoli ha espresso preoccupazione per l’eccessivo numero di partite:
“Ci stanno facendo venire gli incubi degli infortuni, perché si gioca troppo”.
Nazionali e club: “Devono decidere le società”
De Laurentiis ha poi criticato il rapporto tra club e Nazionali:
“I nostri calciatori, pagati da noi, vengono dati alla Nazionale con una leggerezza incredibile, quando dovrebbe essere il club a decidere”.
E ha affondato ulteriormente contro i dirigenti del calcio internazionale:
“Noi abbiamo dei grandi signorotti che comandano il calcio e pensano che a un certo punto la loro rieleggibilità passi attraverso delle formule che fanno soltanto sorridere”.
Nel finale, l’appello a rimettere al centro il tifoso e il campionato nazionale:
“A questi signori che governano il calcio a livello mondiale non interessa la protezione del tifoso per il quale il campionato nazionale ha vero valore”.
E la chiusura sulla necessità di decisioni rapide e coraggiose:
“Soltanto i proprietari hanno la capacità in 24h di prendere le decisioni del caso”.

