Antonio Zappi, presidente dell’Associazione Italiana Arbitri, è finito nel mirino della Procura federale per presunte pressioni legate alla riorganizzazione degli organi tecnici di Serie C e Serie D. Un’inchiesta che, al di là dei fatti contestati, viene letta da molti come l’ennesimo episodio di una guerra interna al mondo arbitrale, sullo sfondo di tensioni politiche e lotte di potere mai sopite.
Secondo l’accusa, Zappi avrebbe “suggerito” ai dirigenti allora in carica, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, di fare un passo indietro dopo la sua elezione, prospettando per loro incarichi alternativi. Un passaggio che oggi è al centro del deferimento e che ha trasformato proprio quei dirigenti nei principali accusatori del numero uno dei fischietti italiani.
Le anomalie dell’inchiesta e l’ombra della Figc
L’indagine presenta diversi elementi controversi: versioni non sempre coincidenti fornite dai denuncianti, il coinvolgimento di figure esterne alla Procura federale e il ricorso al discusso articolo 4 del Codice di Giustizia Sportiva, quello relativo alla “lealtà sportiva”, spesso utilizzato in modo estensivo.
Un ruolo centrale lo avrebbe avuto anche Viglione, avvocato e figura influente all’interno della Figc, destinatario dell’esposto e interlocutore diretto di Ciampi prima ancora dell’apertura formale del procedimento. Durante l’audizione, Zappi aveva chiesto di poter patteggiare, ma la richiesta è stata respinta dal procuratore Chiné, segnale che la Federazione sembrerebbe puntare a una sanzione pesante.

Uno scenario che richiama quanto già avvenuto in passato con Marcello Nicchi e soprattutto con Alfredo Trentalange, costretto alle dimissioni dopo lo scandalo D’Onofrio e successivamente assolto.
Il nodo della riforma arbitrale e lo scontro con Gravina
Non è passata inosservata la coincidenza temporale tra l’accelerazione dell’inchiesta e la posizione critica espressa da Zappi sui progetti di riforma promossi dal presidente Figc Gabriele Gravina. La Federazione vorrebbe infatti creare un nuovo organismo sul modello inglese, una sorta di PGMOL italiana, che gestirebbe l’élite arbitrale professionistica, limitata di fatto alla Serie A.
Un’entità autonoma, controllata da Figc e Lega Calcio e non dall’AIA, con una direzione tecnica che potrebbe restare nelle mani di Gianluca Rocchi. Un’ipotesi che all’interno dell’Associazione incontra forti resistenze e che renderebbe Zappi uno degli ultimi ostacoli politici alla riforma.
Zappi non si dimette: “Operato legittimo”
Nonostante il deferimento, il presidente dell’AIA non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro. In una comunicazione rivolta agli associati, ha ribadito la propria estraneità ai fatti contestati e la piena correttezza del suo operato, annunciando la disponibilità a rendere pubblici tutti gli atti dell’inchiesta.
«Resta ferma – ha scritto – la volontà di portare avanti un progetto tecnico fondato sulla qualità, sulla crescita e sulla valorizzazione dell’intero movimento arbitrale».
Resta però l’incognita sul futuro: se dopo le festività dovesse arrivare una condanna, l’Italia del calcio rischierebbe di trovarsi con un presidente dell’AIA squalificato e una classe arbitrale già in grande difficoltà. Qualunque sia l’esito finale, il quadro che emerge è quello di una crisi profonda, destinata a lasciare strascichi pesanti.

