Minala amaro: “Truffato e abbandonato in stazione. La storia dei 42 anni? C’è dietro qualcuno”

L’ex calciatore di Lazio e Salernitana, Minala, ha rilasciato un’interessante intervista a La Gazzetta dello Sport dove ha parlato della sua complicata esperienza in Italia dovuta alla fake news circa la sua età. Il calciatore attualmente gioca a Malta e ha voluto raccontare come ha iniziato la sua carriera nel nostro paese. Avventura iniziata non nel migliore dei modi:

“Una persona mi notò in un torneino e mi promise un provino. Avevo 15 anni, era un sogno. I miei fecero di tutto per pagarmi il biglietto. Partii dal Camerun, poi andai in Libia e arrivai a Fiumicino. Da lì, presi un treno per la stazione Termini, a Roma. Quella persona mi aveva dato un telefono per chiamarlo appena arrivato. Non l’ho più visto, né sentito”. 

“Rimasi ore e ore alla stazione da solo. Avevo fame, sete, sonno, neanche un soldo. Mi resi conto in fretta della truffa, così andai alla polizia per spiegare tutto. Mi spiegarono che il telefono era senza scheda. Non avendo mai avuto un telefonino non potevo saperlo”.

foto via pixabay

Minala e la sua rinascita dopo la truffa: il racconto del calciatore africano

Il 29enne ha proseguito raccontando la sua storia subito dopo la truffa di Fiumicino da parte di un presunto agente calcistico:

“Alcune persone si presero cura di me e mi introdussero alla vita. Imparai a fare le pizze, a pulire, a curare il giardino. Mi pagavano una ventina di euro a lavoretto. Il giusto per poter dire ai miei che stavo bene. Un assistente sociale mi chiese cosa volessi fare e io risposi: “Il calciatore”. Così iniziai nel “Città dei ragazzi”, nel campionato provinciale”.

Per quanto concerne i provini con le squadre professionistiche, Minala ha detto:

“Udinese, Inter, Milan, Roma e infine Napoli, dove rimasi quasi un anno. Nacque tutto grazie a Vincenzo Raiola, fratello di Mino, l’agente che mi seguiva all’epoca. Mi ritrovai ad allenarmi accanto a Cavani e Hamsik, con Mazzarri allenatore, facendo avanti e indietro da Roma. La casa famiglia mi lasciava libero dal lunedì al giovedì, poi dovevo rientrare”.

Il giocatore ha parlato poi del tema più spinoso e che ha danneggiato la sua carriera: la presunta età di 42 anni mai dimostrata. Voce messa sul web ingiustamente:

“Mi hanno massacrato, distrutto, umiliato. Il bello è che non ero uno sconosciuto. Dominavo il campionato Primavera. Tre giorni dopo l’esordio vinsi la Coppa Italia di categoria segnando un gol in finale contro la Fiorentina. Qualche mese prima avevo vinto il torneo delle regioni in Sardegna. Fu un attacco mirato, ma ho una mia idea”. 

“La voce fu messa in giro da qualcuno che prima teneva a me, che mi seguiva. In Senegal, un sito poi oscurato, inventò la notizia secondo cui avessi 42 anni. La gente iniziò a fare fotomontaggi, a prendermi in giro. Nessuno lo sa, ma in quel periodo fui anche minacciato e ricattato da persone che mi avevano aiutato, di cui mi fidavo. Io ero solo e indifeso, nessuno mi ha protetto”.

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