Fiorentina – Juventus: cori razzisti contro Vlahovic e protocollo arbitrale attivato

Durante la sfida di Serie A Fiorentina-Juventus, disputata allo stadio Artemio Franchi, si è verificato un grave episodio di discriminazione razziale ai danni dell’attaccante bianconero Dusan Vlahovic. L’episodio ha richiesto l’attivazione del protocollo FIGC contro i cori discriminatori, applicato dall’arbitro Daniele Doveri a seguito dei cori offensivi partiti dalla curva dove stazionano gli ultrà viola.

Fiorentina – Juventus: cori contro Vlahovic

Il fatto è avvenuto all’ottavo minuto di gioco, quando il match era momentaneamente fermo dopo un fallo commesso su Locatelli a metà campo. Dalla curva Ferrovia, settore in cui i tifosi più caldi della Fiorentina si sono trasferiti in seguito alla ristrutturazione della curva Fiesole, alcuni sostenitori viola hanno rivolto a Vlahovic cori con contenuto razzista, pronunciando l’espressione “sei uno zingaro”. Il centravanti serbo, ex della Fiorentina, è da sempre bersaglio di cori ostili ogni volta che torna a Firenze, ma in questo caso si è superato il limite consentito dal regolamento.

Resosi conto della gravità dell’accaduto, l’arbitro Doveri ha interrotto il gioco e si è avvicinato al quarto uomo Marchetti per segnalare l’episodio, dando avvio al primo step del protocollo antidiscriminazione. In pochi istanti, lo speaker dello stadio ha diffuso l’annuncio ufficiale che invita i tifosi a interrompere immediatamente i cori pena la sospensione dell’incontro. Il messaggio è stato accolto dal pubblico, anche se solo temporaneamente.

Al quindicesimo minuto, quando Vlahovic si trovava sul dischetto per battere un calcio di rigore – poi revocato da Doveri dopo la revisione al VAR – i cori discriminatori si sono alzati nuovamente dalla curva. A quel punto l’arbitro ha proceduto con il secondo step del protocollo: Doveri ha riunito le due squadre a centrocampo e ha richiesto allo speaker di ripetere l’annuncio di avvertimento rivolto a tutto il pubblico del Franchi.

Il regolamento FIGC prevede che, in presenza di un terzo episodio analogo, il direttore di gara possa sospendere il match temporaneamente e, nei casi più gravi, interromperlo definitivamente. In questa circostanza non si è arrivati al terzo step, ma l’accaduto ha nuovamente acceso il dibattito sull’efficacia delle misure contro la discriminazione negli stadi e sulla necessità di interventi più decisi contro comportamenti che danneggiano l’immagine del calcio italiano.

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